{"id":2092,"date":"2025-09-11T09:44:10","date_gmt":"2025-09-11T07:44:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www-2024.wp15.test.uniroma2.it\/?p=2092"},"modified":"2025-09-11T11:39:07","modified_gmt":"2025-09-11T09:39:07","slug":"propaganda-e-resistenza-silenziosa-nelle-universita-di-putin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www-2024.wp15.test.uniroma2.it\/?p=2092","title":{"rendered":"Propaganda e resistenza silenziosa nelle universit\u00e0 di Putin"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Monologo di una docente del corso \u201cFondamenti della statualit\u00e0 russa\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Dal 2023, il corso \u201cFondamenti della statualit\u00e0 russa\u201d, promosso su iniziativa del Cremlino, \u00e8 diventato obbligatorio per tutti nuovi iscritti alle universit\u00e0 della Federazione Russa. Il suo obiettivo dichiarato \u00e8 la formazione di una \u201ccorretta\u201d coscienza civica all\u2019interno dell\u2019ambiente universitario.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma come si svolge realmente questo corso, nella pratica quotidiana dell\u2019aula universitaria? Il sito Republic.ru ha chiesto a una docente del corso di raccontare in prima persona come le direttive dei vertici si scontrano con la realt\u00e0, quali sono le reazioni degli studenti alla propaganda e se sia oggi possibile intrattenere un dialogo onesto in universit\u00e0 senza rischiare il posto di lavoro. Il nome della docente non viene divulgato per motivi di sicurezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 ho accettato di insegnare<br>Nel 2021 ho iniziato a insegnare presso il dipartimento di Storia della Russia. Nei primi due anni il mio carico didattico \u00e8 stato piuttosto ridotto: la maggior parte degli insegnamenti era stata gi\u00e0 da tempo affidata a docenti titolari.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto \u00e8 cambiato al terzo anno, quando \u00e8 stata introdotta per gli studenti del primo anno una nuova disciplina: \u201cFondamenti della statualit\u00e0 russa\u201d. Nel nostro dipartimento si \u00e8 reso disponibile un numero considerevole di ore di lezione, che andavano necessariamente distribuite tra i vari docenti. Ritenevo che anche il corso promosso con le finalit\u00e0 pi\u00f9 bizzarre potesse essere adattato alle mie modalit\u00e0 didattiche e, cosa ancor pi\u00f9 importante, alle esigenze degli studenti. A quel punto, avevo gi\u00e0 avuto un\u2019esperienza positiva nell\u2019insegnamento di un corso piuttosto inutile e mal sopportato dalla maggioranza degli studenti di storia, quello di \u201cStudi regionali\u201d, e questo mi incoraggiava a mettermi in gioco anche con la nuova materia.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando per la prima volta mi sono confrontata con il programma del corso e con il manuale metodologico, non ho provato particolare stupore. Nelle scuole erano gi\u00e0 stati introdotti i \u201cColloqui sui temi fondamentali\u201d (Nota di traduzione: i \u201cRazgovory o va\u017enom\u201d sono lezioni settimanali introdotte dal 2022 nel sistema scolastico russo, di contenuto ideologico e con l\u2019obiettivo di rafforzare i \u201cvalori patriottici e morali\u201d dei giovani. Si tengono normalmente ogni luned\u00ec mattina, in apertura della settimana scolastica, sulla base di materiali didattici forniti regolarmente dal Ministero) e presupponevo che i \u201cFondamenti della statualit\u00e0 russa\u201d ne sarebbero stati l\u2019equivalente universitario. E cos\u00ec \u00e8 stato.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo aver esaminato i materiali, ho provato un certo sollievo: si trattava di contenuti con cui era possibile lavorare. Per esperienza sapevo che gli studenti raramente si interessano alle linee guida metodologiche o ai programmi di corso, e che aprono il manuale soltanto se esplicitamente richiesto (tanto pi\u00f9 che nel nostro caso era disponibile solo in formato elettronico, il che ne rendeva l\u2019utilizzo ancora meno agevole). A un primo sguardo, la struttura del corso appariva innocua.<\/p>\n\n\n\n<p>Il corso era suddiviso in cinque moduli: \u201cCos\u2019\u00e8 la Russia\u201d, \u201cLo Stato russo come civilt\u00e0\u201d, \u201cLa visione del mondo russa e i valori della civilt\u00e0 russa\u201d, \u201cL\u2019ordinamento politico\u201d, \u201cLe sfide del futuro e lo sviluppo del Paese\u201d. Fin dall\u2019inizio ho cercato di pianificare come introdurre ogni sezione nella prima lezione, in modo da far comprendere agli studenti che il nostro corso avrebbe avuto un\u2019impostazione storico-culturale piuttosto che ideologica.<\/p>\n\n\n\n<p>Il conflitto ideologico<br>Le mie convinzioni personali, sia storiche sia politiche, non coincidevano affatto con quanto previsto dai contenuti ufficiali del corso. Non era una sorpresa: il responsabile della sua ideazione non era uno storico, bens\u00ec un esperto di comunicazione politica, l\u2019attuale prorettore della RANEPA (Accademia presidenziale russa di economia nazionale e pubblica amministrazione), Andrej Polosin.<\/p>\n\n\n\n<p>Il corso riflette il putinismo ormai consolidato in Russia, con il suo bizzarro intreccio di idee conservatrici e nazionalistiche: postula l\u2019esistenza di un\u2019identit\u00e0 \u201crussa\u201d quale fondamento dell\u2019autocoscienza collettiva, promuove un\u2019opposizione netta all\u2019\u201cOccidente corruttore\u201d, manifesta preoccupazione per la sorte dei \u201cvalori tradizionali\u201d e si nutre di teorie complottistiche. Tutto ci\u00f2 mi \u00e8 profondamente estraneo.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima dell\u2019inizio dell\u2019anno accademico, noi docenti incaricati di tenere questo corso siamo stati convocati dal prorettore alla didattica e alla qualit\u00e0 dell\u2019istruzione. Tuttavia, non si \u00e8 trattato di un vero confronto: il prorettore ha pronunciato un monologo nel quale ha illustrato quelle che secondo lui erano \u201calcune direttive fondamentali\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>In primo luogo, l\u2019intero corso avrebbe dovuto trasmettere in modo coerente l\u2019idea che la Russia \u00e8 impegnata in una lotta giusta, mentre l\u2019Occidente collettivo e l\u2019\u201cUcraina marionetta\u201d sono nostri nemici. In secondo luogo, ogni tipo di discussione all\u2019interno del corso era da ritenersi inammissibile: il docente doveva limitarsi a trasmettere con precisione i messaggi predefiniti, scegliendo accuratamente le parole per non insinuare alcun dubbio nelle menti degli studenti. In terzo luogo, ci veniva raccomandata estrema cautela: erano possibili ispezioni, e tra gli studenti potevano trovarsi figli di funzionari pubblici o di appartenenti alle forze di sicurezza, che \u201cin caso di problemi\u201d avrebbero potuto riferire ogni cosa ai genitori.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cL\u2019istinto statale sviluppato\u201d<br>Il massimo conflitto interiore, come storica, l\u2019ho provato di fronte al secondo modulo del corso: \u201cLo Stato russo come civilt\u00e0\u201d. L\u2019idea centrale che lo attraversa \u00e8 l\u2019esistenza di una civilt\u00e0 russa particolare, dotata di un\u2019identit\u00e0 unica e inimitabile. Gli autori del corso sostengono che il tratto distintivo di una civilt\u00e0 sia il grado del suo \u201cradicamento nella storia\u201d, e in tal senso \u2014 si afferma \u2014 la Russia non avrebbe rivali. I Paesi vicini, al contrario, sarebbero privi di simile profondit\u00e0 storica: \u201cSolo in seguito, col senno di poi, cercheranno di sostenere l\u2019esistenza originaria, secolare, della propria nazione, rintracciando antenati mitologici e costruendo una memoria storica nazionale \u2014 secondo le capacit\u00e0 dei rispettivi ideologi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il modulo elenca quelli che vengono definiti \u201cblocchi costitutivi\u201d della civilt\u00e0 russa: l\u2019armonia tra la Chiesa ortodossa e il potere secolare, un \u201cistinto statale\u201d sviluppato, la capacit\u00e0 del popolo di unirsi per una causa comune, la misericordia e la giustizia del sovrano ortodosso nei confronti dei popoli non russi e degli appartenenti ad altre fedi, e cos\u00ec via. Certo, la \u201ccivilt\u00e0\u201d si trova di tanto in tanto ad affrontare delle sfide, ma le supera sempre con successo.<\/p>\n\n\n\n<p>Di \u201cblocchi costitutivi\u201d come la servit\u00f9 della gleba, le rivolte del XVII secolo, il conflitto tra Stato e Chiesa (sfociato nella sottomissione di quest\u2019ultima), i colpi di palazzo \u2014 nessuna traccia. Particolarmente sconcertante \u00e8 stata l\u2019affermazione sul contributo dei Decabristi: \u201cUn notevole apporto allo Stato come studiosi della Siberia e di altre regioni dell\u2019Impero\u201d. Davvero sorprendente!<\/p>\n\n\n\n<p>Gli autori del corso aggirano abilmente gli episodi scomodi. Del protocollo segreto allegato al patto Molotov-Ribbentrop, che prevedeva la spartizione delle sfere d\u2019influenza in Europa, non si fa menzione alcuna. Ci si limita a scrivere: \u201cHitler attacc\u00f2 la Polonia, dando inizio alla Seconda guerra mondiale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Naturalmente, nel contesto del corso ero costretta a presentare questi contenuti in altro modo. Non volevo mentire, n\u00e9 tantomeno ingannare gli studenti. Parlare di una \u201ccivilt\u00e0 russa unitaria\u201d \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 problematico, figuriamoci proclamare la sua eccezionalit\u00e0, la sua missione salvifica o la sua purezza storica.<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema principale non sta tanto nell\u2019abbondanza di dati imprecisi (che pure non mancano), quanto nel modo in cui i contenuti sono stati selezionati, interpretati, incorniciati da allusioni, sentenze solenni e critiche edulcorate anche delle pagine pi\u00f9 tragiche della storia. Alcuni aspetti vengono deliberatamente omessi, altri presentati come marginali, altri ancora accompagnati da \u201cconclusioni sagge\u201d. Il risultato non \u00e8 un corso di studi, bens\u00ec un miscuglio di fatti, opinioni, stereotipi e miti che cerca di sembrare verit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>La strategia della \u201cresistenza silenziosa\u201d<br>Avevo una mia personale visione su come impostare il corso in modo da provare a lasciare fuori dall\u2019aula i suoi tratti pi\u00f9 ideologici. In ogni modulo affrontavamo contenuti reali e utili sulla Russia: geografia, storia, cultura, ordinamento politico. Invece di assegnare relazioni su presunti \u201ceroi della Russia\u201d dalla dubbia statura morale, proponevo agli studenti di lavorare in gruppo per preparare presentazioni su figure di spicco provenienti da diversi ambiti, lasciando a loro la libert\u00e0 di scegliere chi ritenessero meritevole. Al posto della visione obbligatoria di video chiaramente propagandistici del progetto \u201cDNA della Russia\u201d, proponevo un\u2019attivit\u00e0 di analisi critica: individuare le distorsioni dei fatti e discuterne insieme. Organizzavamo dibattiti sulla forma di governo pi\u00f9 adatta alla Russia, discutevamo i problemi dello Stato e le modalit\u00e0 con cui ciascuno avrebbe potuto dare il proprio contributo per risolverli. Una grande fortuna \u00e8 che le direttive calate dall\u2019alto non solo vengono attuate male, ma sono anche scarsamente controllate: in due anni di insegnamento del corso, non ho mai ricevuto una sola visita ispettiva.<\/p>\n\n\n\n<p>La reazione degli studenti<br>Il mio corso era rivolto a studenti iscritti a facolt\u00e0 non umanistiche. La maggior parte di loro si presentava con la convinzione che il corso di Fondamenti della statualit\u00e0 russa fosse puro lavaggio del cervello e una materia del tutto inutile. Tuttavia, gli studenti pi\u00f9 attenti capivano gi\u00e0 dalla prima lezione che io stavo dalla loro parte \u2014 non da quella di chi aveva concepito e imposto il corso. Ed \u00e8 proprio per questo che apprezzavano il mio approccio. Alcuni si sentivano liberi di esprimere apertamente posizioni di opposizione. Un ragazzo, in particolare, al termine di una lezione venne a parlarmi per esprimere le sue critiche al manuale del corso: lo indignava il fatto che tra gli autori dei materiali figurasse anche un teologo.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sono mancati tentativi, da parte degli studenti, di mettere alla prova i limiti di ci\u00f2 che era consentito. Uno di loro dichiar\u00f2 di voler presentare una relazione su Tesak come \u201cfigura di rilievo\u201d (NdT: Tesak&nbsp; \u2013 letteralmente \u201cAscia\u201d \u2013 era lo pseudonimo di Maksim Sergeevi\u010d Marcinkevi\u010d, attivista neonazista ed influencer, morto in carcere nel 2020) sperando probabilmente di mettermi in difficolt\u00e0 e, in tal modo, eludere l\u2019incarico. Con sua evidente sorpresa, gli concessi di procedere. Non sembrava aspettarselo a tal punto che non si era nemmeno preparato adeguatamente. Dopo il suo intervento, offrii un commento critico e precisai che anche i temi provocatori andavano affrontati seriamente \u2014 se non altro per avere una base di discussione.<\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni studenti erano talmente abituati alla formalit\u00e0 meccanica dell\u2019istruzione da esserne talvolta ingannati. Una volta assegnai un esercizio: preparare un intervento sui fondamenti dell\u2019ordinamento costituzionale russo, con un\u2019analisi delle difficolt\u00e0 della sua applicazione concreta. Quasi tutti svolsero il compito in modo eccellente, ma una studentessa, probabilmente, si limit\u00f2 a scaricare un testo gi\u00e0 pronto e non lo lesse neppure in anticipo. Ne risult\u00f2 un\u2019esposizione in cui la Russia appariva come una gloriosa democrazia con istituzioni pienamente funzionanti. Leggeva il suo testo tra i sorrisi trattenuti del pubblico, poich\u00e9 molte delle affermazioni contraddicevano quanto avevamo gi\u00e0 discusso a lezione. Alla fine, con imbarazzo, aggiunse che in realt\u00e0 non era d\u2019accordo con quanto aveva appena letto, ma non aveva fatto in tempo a preparare qualcosa di proprio.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019atteggiamento verso la guerra tra studenti e docenti<br>Tra gli studenti non esisteva una posizione univoca rispetto alla guerra, e questo si rifletteva in una certa cautela e in reazioni indirette. Nessuno si esprimeva apertamente a favore del conflitto o degli obiettivi dichiarati dalle autorit\u00e0, ma anche le dichiarazioni esplicitamente pacifiste erano rare. Credo che questa prudenza si spieghi con diversi fattori. In primo luogo, gli studenti temono le conseguenze legate a opinioni di dissenso. Nei miei corsi non si sono verificati episodi simili, ma all\u2019interno dell\u2019universit\u00e0 sono noti casi di sanzioni per affermazioni di critica. Le direzioni di facolt\u00e0 e di ateneo ricordano regolarmente il divieto di critiche pubbliche. In secondo luogo, le matricole, ancora impegnate nel processo di socializzazione in un ambiente nuovo, tendono a evitare conflitti e temono possibili delazioni. In terzo luogo, molti non hanno una posizione chiara: le questioni di politica estera appaiono complesse e lontane, mentre la retorica patriottica, gi\u00e0 familiare dalla scuola, suscita pi\u00f9 spesso apatia che interesse. Sono invece molto pi\u00f9 inclini a discutere i problemi interni. Li preoccupano la quotidianit\u00e0 e le opportunit\u00e0 che si restringono: la scomparsa dei marchi preferiti, la riduzione della mobilit\u00e0 accademica, le difficolt\u00e0 a viaggiare all\u2019estero, la rottura dei legami con amici ucraini con cui prima si scrivevano o giocavano online. Su questo sfondo, il mio messaggio principale \u2014 che la guerra \u00e8 una tragedia e non pu\u00f2 essere considerata ammissibile \u2014 non ha mai suscitato obiezioni. Penso che su questo tutti fossero d\u2019accordo, e da l\u00ec in poi ciascuno decideva da s\u00e9 come comportarsi. So che alcuni dei miei studenti si sono poi attivati a sostegno della guerra, impegnandosi nella raccolta di aiuti umanitari o nella realizzazione di reti mimetiche per i soldati dell\u2019\u201cOperazione militare speciale\u201d. Non c\u2019\u00e8 da stupirsi: oggi simili attivit\u00e0 vengono attivamente presentate come espressioni autentiche di patriottismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Livello delle conoscenze<br>Purtroppo, il livello generale delle conoscenze tra gli studenti era piuttosto mediocre. Molti ignoravano nozioni che avrebbero dovuto essere consolidate gi\u00e0 a livello scolastico. Per esempio, una delle pochissime date che suscitava un immediato riconoscimento era il 988 \u2014 il battesimo della Rus\u2019. Non di rado, gli studenti non erano in grado di rispondere nemmeno a domande elementari di geografia: con quali paesi confina la Russia, quali mari e oceani la bagnano, e simili. Si tratta, ovviamente, delle conseguenze di un sistema educativo che, per molte ragioni, non fornisce un sapere strutturato e coerente. Detto ci\u00f2, non posso affermare di aver lavorato con studenti deboli o privi di motivazione. Molti di loro leggevano testi ben al di l\u00e0 del programma scolastico \u2014 autori come Limonov o Pelevin \u2014 e guardavano buon cinema, anche quello di Tarkovskij o Ioseliani.<\/p>\n\n\n\n<p>I colleghi e il dipartimento<br>La maggior parte dei docenti del nostro dipartimento si presenta, almeno in pubblico, come sinceramente devota allo Stato. Durante le riunioni di facolt\u00e0, ogni frase intrisa di patriottismo del direttore del dipartimento viene accolta da un coro di cenni approvanti, e sembra che tutti considerino sinceramente il corso di Fondamenti della statualit\u00e0 russa una disciplina necessaria per educare al patriottismo. A volte era inquietante immaginare cosa potessero proporre i colleghi durante le loro lezioni. Una volta mi capit\u00f2 l\u2019occasione di scoprirlo: mi chiesero di sostituire un docente al primo seminario del semestre e di raccogliere i compiti assegnati \u2014 delle relazioni scritte. La sorpresa fu notevole quando gli studenti di matematica, che con fatica riuscivano a orientarsi nei fatti pi\u00f9 elementari sulla Russia, iniziarono a leggere relazioni su temi come: \u201cIl fattore russo nel processo storico mondiale\u201d, \u201cIl significato della posizione geopolitica della Russia e il processo della sua formazione\u201d, \u201cLa posizione geopolitica di un soggetto della Federazione Russa\u201d, e cos\u00ec via. Le parole venivano pronunciate a fatica e dimenticate subito dopo, e io non riuscivo a trattenere il sorriso: l\u2019approccio puramente formale all\u2019insegnamento, in certi casi, non \u00e8 soltanto dannoso \u2014 \u00e8 semplicemente inutile. Da qui, probabilmente, nascono anche quelle rare critiche che ho sentito: che al corso sono state assegnate troppe ore e non \u00e8 chiaro come impiegarle tutte con gli studenti. Alcuni dicevano perfino che sarebbe stato meglio aumentare le ore dedicate alla storia della Russia.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel nostro dipartimento non era consuetudine discutere gli approcci didattici. A volte parlavamo di singoli compiti che assegnavo ai miei studenti, ma un confronto metodologico pi\u00f9 ampio non si sviluppava mai. Non so esattamente perch\u00e9. Forse perch\u00e9 ogni docente ha il proprio stile, e ci\u00f2 che funziona per uno pu\u00f2 risultare del tutto inefficace per un altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono convinta che il corso di Fondamenti della statualit\u00e0 russa possa essere condotto in molti modi diversi \u2014 anche in modi diversi dal mio \u2014 e risultare comunque davvero utile per gli studenti. A mio avviso, la qualit\u00e0 dell\u2019insegnamento non risiede in dispense o schemi precompilati, frutto del cosiddetto \u201cscambio di esperienze\u201d, bens\u00ec nella volont\u00e0 autentica di fare bene, nella libert\u00e0 interiore e nell\u2019integrit\u00e0 professionale, che permettono di sperimentare e al tempo stesso di sentire la propria responsabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Certo, vedendomi correre su e gi\u00f9 per i piani con tutta la mia attrezzatura, alcuni mi consigliavano di assegnare esercizi che non richiedessero il supporto multimediale, e di arrivare in ritardo all\u2019inizio delle lezioni per avere almeno il tempo di mangiare qualcosa. Dunque, se non altro, una cosa sul mio metodo era nota a tutti: era scrupoloso.<\/p>\n\n\n\n<p>Promozione garantita, indipendentemente dalle conoscenze<br>Nel corso del tempo, molti studenti hanno realmente ampliato le proprie conoscenze. Il segreto era semplice: fin dall\u2019inizio ho preso questo corso sul serio, come qualunque altro, e gli studenti lo percepivano, facendosi coinvolgere da questo atteggiamento. Di fatto, non avevo molta scelta: dover tenere undici lezioni identiche alla settimana, ascoltando relazioni scaricate da Internet, sarebbe stato per me insostenibile. Gli studenti, di norma, si preparavano con cura; se non lo facevano, sapevano che non sarebbe bastato cavarsela con superficialit\u00e0. Sarebbero comunque stati chiamati a lavorare \u2014 solo in una modalit\u00e0 diversa, che avrei scelto io per loro. Per ogni possibile caso di impreparazione avevo un piano di riserva, sempre pensato in anticipo. Un discorso a parte merita la verifica intermedia. Dal dipartimento ci venne data una direttiva molto chiara: attribuire il superamento del corso a tutti, indipendentemente dal livello di conoscenza. So di casi in cui sono stati certificati studenti che non parlavano nemmeno il russo. Non era possibile essere respinti: l\u2019unica eccezione era l\u2019assenza all\u2019ultima lezione. In quel caso, s\u00ec, si poteva risultare \u201cnon idonei\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>P.S.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo perfettamente il primo giorno della guerra all\u2019Ucraina. Entrai in universit\u00e0 e sentii subito che l\u2019atmosfera era cambiata. Nei corridoi si affollavano gli studenti, animatamente impegnati a discutere le ultime notizie. Anche tra i colleghi del dipartimento si percepiva agitazione. Ovviamente, tutti erano sotto shock, e ciascuno lo esprimeva a modo proprio. C\u2019era chi si mostrava sconvolto per le vittime che il conflitto avrebbe causato; chi ostentava sicurezza, affermando di aver previsto tutto e persino di aver preparato in anticipo gli studenti; chi sperava in una rapida conclusione della guerra.<\/p>\n\n\n\n<p>Va detto, per\u00f2, che nei primi giorni \u2014 forse settimane, o addirittura mesi \u2014 non giunsero direttive ufficiali dalla direzione. Nessuna istruzione su come parlare della guerra agli studenti, su cosa dire o su come interpretare quanto stava accadendo. Si sentiva solo una raccomandazione generica: proseguire l\u2019attivit\u00e0 didattica come di consueto e invitare gli studenti a trovare stabilit\u00e0 nelle occupazioni quotidiane, nello studio.<\/p>\n\n\n\n<p>In fondo, era un consiglio sensato \u2014 almeno nei primi giorni. Con una riserva: la dirigenza, molto probabilmente, contava sul fatto che i discorsi sulla guerra si sarebbero semplicemente estinti, e che gli studenti avrebbero fatto finta che nulla fosse successo. Ma questo, com\u2019era ovvio, era impossibile.<\/p>\n\n\n\n<p>In quel periodo insegnavo a studenti dei corsi avanzati delle facolt\u00e0 umanistiche. Mi facevano molte domande. Quando uno di loro chiese esplicitamente: \u00abLei \u00e8 favorevole o contraria?\u00bb, risposi onestamente che ero contraria. A interrogativi pi\u00f9 profondi, in quel momento, non ero in grado di rispondere. Anch\u2019io ero paralizzata, confusa, incapace di comprendere a fondo quanto stava accadendo. Eppure, non cercavo di troncare in fretta le discussioni. Al contrario, lasciavo spazio agli studenti, permettendo loro di parlare, di condividere pensieri ed emozioni. Era evidente che ne sentivano il bisogno.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse era una questione di et\u00e0, forse della maggiore preparazione teorica, forse del momento drammatico in s\u00e9, ma quegli studenti iniziarono presto a formulare una propria posizione. Alcuni sostenevano la guerra, altri vi si opponevano. Cercavano di argomentare il loro punto di vista.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma in breve tempo queste discussioni iniziarono a diminuire. Era ormai chiaro quale linea di condotta ci si aspettava da tutti, all\u2019interno dell\u2019universit\u00e0 e dei dipartimenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Cominciarono a moltiplicarsi disposizioni spiacevoli e talvolta assurde \u2014 sia per i docenti, sia per gli studenti. Ricordo bene quando un giorno arrivai in dipartimento e trovai sulla scrivania un modulo gi\u00e0 compilato a mio nome, con cui \u201cchiedevo volontariamente\u201d di trattenere una parte del mio stipendio a favore dei combattenti della \u201cOperazione militare speciale\u201d. Occorreva solo firmare. Ce n\u2019erano intere pile, precompilate \u201cper conto\u201d di ciascun docente. Mi colp\u00ec la rapidit\u00e0 con cui i colleghi avevano aderito all\u2019iniziativa e la loro prontezza nel seguire tali istruzioni senza la minima esitazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo anche quando ai tutor delle classi studentesche fu imposto di accompagnare gli studenti a vari eventi dedicati alla guerra \u2014 ad esempio, a una mostra in onore degli \u201ceroi\u201d. Anch\u2019io ero tutor, ma i miei studenti non andarono da nessuna parte.<\/p>\n\n\n\n<p>Gradualmente, si intensific\u00f2 anche il controllo. Ai tutor fu chiesto di monitorare le pubblicazioni degli studenti sui social network e nei gruppi di messaggistica. Ricordo una docente che mi raccontava con preoccupazione di come alcuni studenti scegliessero nickname o immagini del profilo su Telegram che \u201cdiscreditavano l\u2019esercito\u201d o \u201cviolavano i valori tradizionali\u201d. Rimasi colpita da quanto si fosse disposti a spingersi nel controllo della vita privata degli studenti.<\/p>\n\n\n\n<p>E \u201cla ciliegina sulla torta\u201d furono i privilegi che, col tempo, cominciarono ad accumularsi per i figli dei combattenti. All\u2019universit\u00e0 si instaur\u00f2 una regola non scritta: quegli studenti non potevano essere espulsi \u2014 per quanto si impegnassero a rendersi irreprensibili in tal senso. Gli studenti lo capirono in fretta e cominciarono a sfruttarlo. A volte bastava dichiarare che uno zio o un cugino era al fronte, e gi\u00e0 era sufficiente. Si arrivava all\u2019assurdo. Ma nessuno veniva espulso.<\/p>\n\n\n\n<p>(\u201cProekt Republic\u201d \u00e8 un sito di informazione indipendente dichiarato \u201cagente straniero\u201d dal governo russo. L\u2019originale \u00e8 disponibile qui&nbsp;<a href=\"https:\/\/republic.ru\/posts\/115589?utm_source=republic.ru\">https:\/\/republic.ru\/posts\/115589?utm_source=republic.ru<\/a>&nbsp;)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Monologo di una docente del corso \u201cFondamenti della statualit\u00e0 russa\u201d<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2093,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"single-with-sidebar","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11,15],"tags":[],"class_list":["post-2092","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cat-2","category-cat-in-evidenza"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www-2024.wp15.test.uniroma2.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2092","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www-2024.wp15.test.uniroma2.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www-2024.wp15.test.uniroma2.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www-2024.wp15.test.uniroma2.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www-2024.wp15.test.uniroma2.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2092"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www-2024.wp15.test.uniroma2.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2092\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2104,"href":"https:\/\/www-2024.wp15.test.uniroma2.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2092\/revisions\/2104"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www-2024.wp15.test.uniroma2.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/2093"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www-2024.wp15.test.uniroma2.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2092"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www-2024.wp15.test.uniroma2.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2092"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www-2024.wp15.test.uniroma2.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2092"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}