{"id":2174,"date":"2025-09-11T11:28:50","date_gmt":"2025-09-11T09:28:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www-2024.wp15.test.uniroma2.it\/?p=2174"},"modified":"2025-09-11T15:37:30","modified_gmt":"2025-09-11T13:37:30","slug":"stalin-ilin-e-confucio-contro-loccidente-collettivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www-2024.wp15.test.uniroma2.it\/?p=2174","title":{"rendered":"Stalin, Il\u2019in e Confucio contro l\u2019Occidente collettivo"},"content":{"rendered":"\n<p>Il nuovo manifesto del regime: la raccolta di saggi del Consiglio di Sicurezza della Federazione russa<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 stata recentemente pubblicata una raccolta di saggi dei membri del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa, dal titolo \u201c<a href=\"http:\/\/www.scrf.gov.ru\/media\/files\/file\/83ufGkI0SUHYUOJoEaGisEuiDfyFVUMu.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Per l\u201980\u00ba anniversario della Grande Vittoria\u201d<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-button is-style-fill\"><a class=\"wp-block-button__link has-contrast-color has-text-color has-background has-link-color wp-element-button\" href=\"http:\/\/www.scrf.gov.ru\/media\/files\/file\/83ufGkI0SUHYUOJoEaGisEuiDfyFVUMu.pdf\" style=\"border-radius:0px;background-color:#b13930\">VAI AL LINK DEL LIBRO<\/a><\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Il volume comprende 36 testi \u2014 uno per ciascun membro del Consiglio \u2014 secondo un principio che richiama da vicino quello descritto da Agatha Christie in&nbsp;<em>Assassinio sull\u2019Orient Express<\/em>: ognuno ha lasciato il proprio segno. Alcuni dei saggi sono stati scritti tempo fa e gi\u00e0 pubblicati in precedenza, altri sono stati composti appositamente per questa edizione. Nel loro insieme, danno vita a un unico testo che delinea in modo piuttosto nitido lo stato dell\u2019attuale classe dirigente russa.<\/p>\n\n\n\n<p>Com\u2019\u00e8 noto, da qualche tempo il discorso ufficiale russo non riesce a pronunciare una sola parola senza ricorrere a paralleli storici o, pi\u00f9 propriamente, quasi-storici. I negoziati sono una nuova Jalta. Il processo ai \u201cneonazisti\u201d \u00e8 un \u201cNorimberga 2.0\u201d. Al Forum giuridico di San Pietroburgo, il ministro della Giustizia Konstantin \u010cuj\u010denko (membro del Consiglio di Sicurezza e, di conseguenza, uno degli autori della raccolta) ha parlato per due giorni consecutivi di Herzen e dei populisti, ha criticato l\u2019eccessiva indulgenza dell\u2019autocrazia, colpevole di non aver giustiziato tutti i decabristi e di non aver incarcerato Vera Zasuli\u010d, e ha concluso con soddisfazione: \u201cOvviamente, bisogna continuare a studiare tutta la storia russa attraverso la lente dell\u2019ingerenza e dell\u2019influenza straniera\u201d. Sarebbe stato dunque pi\u00f9 onesto intitolare la raccolta del Consiglio di Sicurezza \u201cOssessionati dalla Z-storia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno dopo l\u2019altro, i membri del Consiglio riferiscono ci\u00f2 che hanno appreso dai nonni e bisnonni, quale esperienza hanno tratto dall\u2019URSS degli anni Quaranta. Oggi, come allora, dice uno, sosteniamo i veterani con aiuti economici, proteggiamo la memoria storica con strumenti legislativi, combattiamo i traditori che diffondono notizie false. Oggi, come allora, aggiunge un altro, mobilitiamo le risorse per la vittoria, impariamo a concentrarci sulle priorit\u00e0, elaboriamo un bilancio equilibrato. E tutti all\u2019unisono si rassicurano a vicenda: \u201c\u00c8 necessario tornare ancora e ancora a quell\u2019esperienza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Mosca, la Siberia, gli Urali riferiscono all\u2019unisono: durante la Grande Guerra Patriottica abbiamo dato al fronte tutto ci\u00f2 che potevamo e oggi continuiamo a farlo. Nel contempo, la storia viene interpretata in maniera completamente antistorica: essa appare statica, immobile, popolata da nemici eterni e minacce perenni.<\/p>\n\n\n\n<p>Il nemico eterno della Russia \u00e8 \u201cl\u2019Occidente collettivo: gli Stati Uniti, il Regno Unito e gli altri paesi della \u2018parte anglosassone\u2019 del pianeta, insieme ai loro vassalli e complici\u201d. Di secolo in secolo, l\u2019Occidente si dedica sempre alla stessa attivit\u00e0: \u201cripesca dagli archivi polverosi i manuali della russofobia\u201d e, \u201cinnalzando la bandiera della russofobia a vette mai viste prima\u201d, lancia una \u201ccrociata\u201d contro la Rus\u2019. La Rus\u2019, com\u2019\u00e8 ovvio, respinge l\u2019assalto e costringe l\u2019Occidente a ritirarsi per leccarsi le ferite. Fino alla prossima spedizione. Ma la colpa principale delle \u201c\u00e9lites anglosassoni\u201d nei confronti della Russia e del mondo intero risiede nel fatto che sono stati proprio gli \u201canglosassoni a creare un ambiente fertile e un sostegno per il nazismo\u201d e che oggi sono \u201ctornati a sostenere apertamente l\u2019ideologia fascista e nazista in Europa\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019idea che il nazismo sia nato dallo spirito della civilt\u00e0 anglosassone \u00e8 variamente articolata lungo tutta la raccolta: \u201cI dirigenti sovietici non dimenticavano che la patria del fascismo \u00e8 ci\u00f2 che oggi chiamiamo Occidente, e che ci\u00f2 non \u00e8 affatto casuale\u201d; \u201cLe principali idee del nazismo, per la loro origine, non sono affatto germaniche n\u00e9 ariane. Il ruolo degli anglosassoni nella genesi e nell\u2019affermazione del nazionalsocialismo in Germania \u00e8 immenso\u201d. Vengono indicati anche dei colpevoli concreti: Cromwell e Disraeli (il quale, come sottolinea premurosamente Dmitrij Medvedev, era \u201ccaratteristicamente \u2014 un ebreo di etnia\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 evidente che, se una simile costruzione concettuale venisse presentata come lavoro di laurea triennale, crollerebbe nei primi cinque minuti di discussione come la capanna del porcellino sotto il soffio del lupo. Peraltro, i problemi comincerebbero gi\u00e0 prima della discussione, in fase di verifica delle fonti e dei plagi, come ha dimostrato lo storico Igor\u2019 Petrov nell\u2019analizzare l\u2019articolo di Medvedev. In generale, proprio a casi come questo si applica il proverbio sul lanciare pietre quando si abita in una casa di vetro. Quanto poi alla fotografia della visita di Ribbentrop a Londra nel 1936, presentata come prova delle origini anglosassoni del nazismo, \u00e8 addirittura imbarazzante commentarla. Come se non ricordassimo dove fosse volato lo stesso Ribbentrop tre anni pi\u00f9 tardi.<\/p>\n\n\n\n<p>In generale, la tentazione permanente, leggendo gli scritti o ascoltando gli interventi dei membri della leadership russa, \u00e8 quella di indicare con il dito le citazioni false attribuite a Bismarck, di alzare gli occhi al cielo e di ripetere con la voce di Zadornov: \u201cMa quanto sono stupidi!\u201d. Tuttavia, questa \u00e8 una strada sbagliata, un vicolo cieco. Ostacola infatti una comprensione adeguata di ci\u00f2 che si legge o si ascolta.<\/p>\n\n\n\n<p>Naturalmente, un\u2019analisi seria del volume del Consiglio di Sicurezza dal punto di vista storico \u00e8 un\u2019impresa priva di senso. Non si tratta affatto di una ricerca storica, bens\u00ec di una sorta di manifesto ideologico. E il fatto che i manifesti ideologici nel nostro paese vengano redatti con abbondanti riferimenti quasi-storici e legati a ricorrenze solenni \u2014 ecco, questo \u00e8 il linguaggio scelto dalle autorit\u00e0 russe per comunicare con il proprio popolo e con il mondo, su impulso di un illustre storico dilettante.<\/p>\n\n\n\n<p>E come manifesto, questo corposo volume di 500 pagine merita senz\u2019altro una lettura. Almeno perch\u00e9 da esso si ricava una consapevolezza chiara: le polemiche sull\u2019aeroporto \u201cStalingrado\u201d e sull\u2019altorilievo con Stalin alla stazione della metropolitana di Mosca Taganskaja sono ormai superate. Stalin, nella Russia odierna, non solo \u00e8 pienamente riabilitato, ma \u00e8 del tutto accreditato come modello di riferimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra i meriti che vengono attribuiti a Stalin non vi \u00e8 soltanto la vittoria nella guerra, ma anche il passaggio dall\u2019internazionalismo leninista a un \u201cpatriottismo\u201d di impronta statalista, nonch\u00e9 l\u2019amicizia instaurata nel dopoguerra con la Chiesa ortodossa russa (e chi, prima della guerra, l\u2019aveva perseguitata?), e in generale una saggia guida del paese protrattasi per molte decine d\u2019anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Espressioni del tipo: \u00abla parte pi\u00f9 lungimirante della dirigenza del VKP(b), e in primo luogo il segretario generale del Comitato Centrale del partito I.V. Stalin\u2026\u00bb oppure \u00abprofetiche furono anche le parole pronunciate da I.V. Stalin\u2026\u00bb vengono oggi pronunciate dai leader russi senza il minimo accenno di dubbio. Si propone di trarre insegnamento dall\u2019URSS staliniana nell\u2019elaborazione e nella promozione dell\u2019ideologia e di apprendere da essa la coerenza nel proporsi come potenza mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 evidente che da qui il passo verso il teorema \u201cPutin \u00e8 lo Stalin di oggi\u201d \u00e8 brevissimo \u2014 e questo assunto, di fatto, viene espresso quasi alla lettera: \u00abL\u2019istituto del capo, del leader nazionale, non \u00e8 sancito nelle costituzioni della maggior parte degli Stati, ma \u00e8 una realt\u00e0 presente nella vita politica di molti paesi. Come ha dimostrato l\u2019esperienza dell\u2019URSS e di altri Stati, tutto dipende dalla situazione concreta e dal talento politico e gestionale, dall\u2019intelletto, dalle qualit\u00e0 morali e spirituali della persona che la storia ha posto in tale ruolo\u00bb; \u00abL\u2019attivit\u00e0 del Comitato di Difesa dello Stato non ha perso il suo significato nemmeno oggi. In caso di necessit\u00e0, la Federazione Russa pu\u00f2 fare riferimento all\u2019esperienza di una gestione centralizzata in condizioni di crisi, quando tutto il potere \u00e8 rigidamente concentrato nelle mani del Comandante Supremo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel contributo di Jurij \u010cajka, rappresentante plenipotenziario del Presidente della Federazione Russa nel Distretto Federale del Caucaso del Nord, ad esempio, tutti i popoli del Caucaso si uniscono durante la guerra in un impeto comune contro il nemico collettivo. E poi? E che cosa accade dopo? Le deportazioni? Quali deportazioni? Aspettate, vado a cercare il significato nel dizionario dei termini stranieri.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora pi\u00f9 interessante \u00e8 il quadro della politica estera delineato dagli autori della raccolta. Per quanto riguarda gli anglosassoni, tutto \u00e8 chiaro: sono i principali antagonisti. Tuttavia, non \u00e8 loro dedicato alcun saggio specifico: la loro presenza \u00e8 distribuita in modo uniforme, come un velo sottile, su tutto il volume. Gli articoli esplicitamente rivolti agli affari internazionali sono quattro, e due di essi trattano del Giappone, gli altri due della Finlandia.<\/p>\n\n\n\n<p>Quest\u2019ultima, si scopre, sarebbe stata da sempre un centro di russofobia e, durante la Seconda guerra mondiale, uno degli attori principali del genocidio del popolo sovietico. Dopo la guerra, i finlandesi sarebbero stati perdonati e, per favorire l\u2019amicizia sovietico-finlandese, i documenti pertinenti sarebbero stati accuratamente nascosti. \u00abTuttavia, oggi, su impulso di Washington e Londra, Helsinki sta facendo tutto il possibile per richiudere la \u201cfinestra sull\u2019Europa\u201d aperta da Pietro il Grande. Con mire revansciste, entra in alleanze antirusse, coltiva nuovi piani mostruosi per lo sterminio degli slavi e, in tale ottica, sostiene il regime neonazista di Kiev\u00bb. \u00abWashington, ponendo la Finlandia in uno stato di semi-vassallaggio, cerca di trasformarla in una nuova \u201canti-Russia\u201d e di costringerla a sacrificare il proprio benessere per servire obiettivi geopolitici altrui\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La Finlandia \u00e8 ormai considerata un agente particolarmente fidato degli anglosassoni proprio ai confini della Russia. Qualche anno fa, questo ruolo sarebbe stato attribuito alla Polonia o ai Paesi baltici, ma oggi \u00e8 la Finlandia ad averlo assunto. E ci\u00f2 \u00e8 perfettamente in linea con quanto si sente dire, in conversazioni informali, da funzionari del Ministero degli Affari Esteri russo: dopo l\u2019\u201cingresso a tradimento\u201d nella NATO, la Finlandia \u2014 e in particolare il suo presidente Alexander Stubb (al quale la raccolta dedica ampio spazio) \u2014 \u00e8 diventata oggetto di sentimenti particolarmente intensi da parte della dirigenza russa. Tra le altre cose, la nuova Finlandia \u201cnordatlantica\u201d viene considerata un ostacolo al dominio russo nell\u2019Artico. E l\u2019Artico, a quanto pare, \u00e8 diventato oggetto di un\u2019attenzione quasi reverenziale da parte del Cremlino.<\/p>\n\n\n\n<p>A proposito dell\u2019adesione della Finlandia alla NATO, vale la pena citare probabilmente il passaggio pi\u00f9 grottesco dell\u2019intera raccolta del Consiglio di Sicurezza. Il rappresentante del Presidente della Federazione Russa nel Distretto Federale Nordoccidentale, Aleksandr Gucan, si pone la seguente domanda: \u00abPerch\u00e9 i finlandesi hanno abbandonato cos\u00ec facilmente e rapidamente la loro neutralit\u00e0, a cui tenevano tanto?\u00bb Perch\u00e9 nel settembre 2021 il 51% dei finlandesi si dichiarava contrario all\u2019adesione alla NATO, mentre gi\u00e0 nel marzo 2022 il 62% si dichiarava favorevole, percentuale che da allora non ha fatto che crescere? Effettivamente, che cosa sar\u00e0 mai accaduto in Europa tra settembre 2021 e marzo 2022, da indurre improvvisamente i finlandesi a desiderare in massa l\u2019ingresso nella NATO? \u00abLa spiegazione va cercata nel passato storico del Paese\u00bb, conclude Gucan. Sipario.<\/p>\n\n\n\n<p>In sintesi, \u00abil particolare pericolo rappresentato dalla condotta del Giappone consiste nel fatto che Tokyo si presenta come un pieno rappresentante del \u201cmondo occidentale civilizzato e liberale\u201d\u00bb, contrapponendosi apertamente a paesi come Russia, Cina e Corea del Nord. Naturalmente, questi tre ultimi Stati vengono costantemente menzionati insieme, separati solo da virgole: \u00able preoccupazioni della Russia e della Cina\u2026\u00bb, \u00aboggi Mosca, Pechino e Pyongyang osservano con grande inquietudine\u2026\u00bb e cos\u00ec via.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque, tutti gli Stati vengono suddivisi in due categorie: quelli che difendono la propria sovranit\u00e0 (ossia sostengono, o quantomeno non condannano, la politica della Russia), e quelli che si sono allineati con gli anglosassoni e seguono \u00abnella scia della politica del cosiddetto mondo occidentale\u00bb. Diventare \u00abpaladino dei valori liberali\u00bb e veicolo dell\u2019influenza anglosassone in una determinata regione \u2014 non potrebbe accadere nulla di peggiore a uno Stato.<\/p>\n\n\n\n<p>La scelta stessa dei paesi oggetto di critica \u00e8 altamente indicativa. La Finlandia, che ha aderito alla NATO anzich\u00e9 mantenere \u00abrelazioni speciali\u00bb con la Russia e indebolire l\u2019unit\u00e0 dell\u2019\u201cOccidente collettivo\u201d; e il Giappone, agente di quest\u2019ultimo in una regione di importanza cruciale per la Russia, fonte di attrito all\u2019interno dell\u2019asse russo-cinese-coreano. Gli anglosassoni, insomma, sono senz\u2019altro i nemici. Ma a irritare non meno (se non di pi\u00f9) sono le loro avanguardie regionali fuori dal mondo anglosassone. Vassalli e complici \u2014 come \u00e8 stato detto.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019obiettivo supremo del potere appare piuttosto ambizioso: un radicale capovolgimento di rotta rispetto a Pietro il Grande. Non sono certo i finlandesi a chiudere la \u201cfinestra sull\u2019Europa\u201d \u2014 \u00e8 la stessa Russia a sbatterla, con fragore, tra stridori e crepitii, coltivando il sogno che ci\u00f2 sia per sempre. Per tre secoli (in realt\u00e0, anche pi\u00f9) siamo stati parte dell\u2019Europa, e ora: basta, addio. Siamo una civilt\u00e0 a s\u00e9 stante, il cui principale polo di attrazione \u00e8 il Sud-Est asiatico. Non a caso, il ministro Lavrov ha recentemente dichiarato che con l\u2019Orda si pu\u00f2 trovare un accordo, ma con l\u2019Occidente no. E non \u00e8 forse proprio per questo che Aleksandr Nevskij \u00e8 tanto amato \u2014 perch\u00e9 incarna esattamente questo modello: combattere l\u2019Occidente e inchinarsi all\u2019Oriente?<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 improbabile che tale progetto si realizzi, per fortuna, per la semplice ragione che, pur con tutte le sue specificit\u00e0, la Russia resta un paese europeo. Ma pi\u00f9 a lungo durer\u00e0 questo attuale eurasiatismo, pi\u00f9 sforzi occorreranno in futuro per riaprire la finestra di Pietro. Solo per oliare le cerniere arrugginite, servir\u00e0 un\u2019enorme quantit\u00e0 di lubrificante.Cos\u00ec come la Finlandia \u00e8 divenuta l\u2019agente degli anglosassoni nel Nord Europa, allo stesso modo il Giappone ricopre lo stesso ruolo nell\u2019Estremo Oriente: \u00abEssendo geograficamente e culturalmente un paese asiatico, il Giappone \u00e8 istituzionalmente parte integrante dell\u2019Occidente globale, avendo completamente assorbito i tratti politici ed economici degli Stati Uniti e dei paesi europei\u00bb. Perfino nel capitolo dedicato ai bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, si dedica quasi pi\u00f9 spazio alla condanna del Giappone \u201camericanizzato\u201d di oggi che al ricordo dei crimini commessi dagli stessi statunitensi.<\/p>\n\n\n\n<p>(Pubblicato su Novaja Gazeta del 26 maggio 2025&nbsp;<a href=\"https:\/\/novayagazeta.ru\/articles\/2025\/05\/26\/stalin-ilin-i-konfutsii-protiv-kollektivnogo-zapada\">https:\/\/novayagazeta.ru\/articles\/2025\/05\/26\/stalin-ilin-i-konfutsii-protiv-kollektivnogo-zapada<\/a>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il nuovo manifesto del regime: la raccolta di saggi del Consiglio di Sicurezza della Federazione russa \u00c8 stata recentemente pubblicata una raccolta di saggi dei membri del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa, dal titolo \u201cPer l\u201980\u00ba anniversario della Grande Vittoria\u201d. 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